Il treno perso già nel 2002: la Borsa delle Città d'Arte.
Il treno perso già nel 2002: la Borsa delle Città d'Arte.
Intervento dell'Arch. Lanfranco Viola apparso domenica 15 novembre su Il Resto del Carlino:
Gentile Direttore del Resto del Carlino Ferrara,
oltre il coro di alti lai levatisi in questi giorni da ogni parte, sulla riduzione del numero di treni ad alta velocità che nei prossimi mesi fermeranno a Ferrara, non ho ancora letto nessuna analisi realistica sul perché ciò sia accaduto.
Ferrara ha “perso il treno” dello sviluppo (turistico e non solo) fin dal 2002, quando consentì che la Confesercenti di Ferrara iniziasse gradualmente a soffocare per miopia, ignoranza ed avidità di qualcuno al suo interno, la “Borsa delle 100 Città d’Arte d’Italia” senza che si levasse la minima protesta. Dall’anno successivo è conseguentemente iniziato un declino inarrestabile in concomitanza con l’affermarsi su internet dei motori di ricerca nella comunicazione turistica (Google, Yahoo! Ecc…), mente tutti ritenevano di poter “dormire sugli allori” conseguiti.
Mentre progressivamente venivano spenti i motori della promo commercializzazione di Ferrara come destinazione turistica, gli opinion leaders scambiavano erroneamente il suo residuo moto di abbrivio per rallentamenti contingenti e temporanei.
Sono stati in pochi in quegli anni coloro che “hanno osato” criticare le diverse Amministrazioni Locali e i diversi Sindacati di Categoria tutti “disattenti” (per usare un eufemismo) su queste problematiche.
Di tutto ciò le Ferrovie dello Stato si sono ben rese conto e ne hanno tratto le logiche e dovute conseguenze: se pochi viaggiatori salgono e scendono alla Stazione di Ferrara da treni ad alta velocità, cioè hanno clienti (non pendolari) che scelgono Ferrara come destinazione, risulta antieconomico continuare a mantenere un servizio solo per accondiscendere altre richieste di qualche “potente” che si deve recare saltuariamente nella Capitale.
La città è dotata storicamente di un “hardware” artistico di tutto rispetto, non per merito dei suoi attuali abitanti, ma per i monumenti importanti che i secoli passati ci hanno lasciato e per un tessuto edilizio che un piano intelligente di recupero del Centro Storico degli anni ’70 ha sostanzialmente salvaguardato mantenendone intatta la bellezza.
Da anni la Città, per promuovere questo” hardware” delle emergenze architettoniche ed artistiche esistenti, utilizza un “software” di competenze obsoleto, utile solo per giocare al massimo alla battaglia navale (o stampare qualche depliant).
In altre parole, questa città ha monumenti importanti, ma non sa né comunicarli, né venderli sul mercato turistico almeno europeo, per cui abbiamo sempre meno turisti (ed anche semplici escursionisti), e Trenitalia ne ha tratto le logiche conseguenze. E’ inutile piangere sul latte versato!
Se una città può permettersi di perdere in poche settimane, senza che succeda nulla, il Progetto Heritage, la Mille Miglia e Ferrara Marathon, è facile prevedere che perderà, prima o poi, anche il Salone del Restauro, Balloon Festival ed i Buskers (forse solo per il Palio di S. Giorgio possiamo stare tranquilli), perché oggi la concorrenza si è fatta più forte e inevitabilmente territori più ricchi, più capaci e più attivi nella promo-commercializzazione attirano e spogliano di idee e quindi di “software” e progetti ed attività quelli che, come la nostra Provincia nel suo complesso, continuano a campare di rendita facendo loro il motto: “Io speriamo che me la cavo”. Fino a quando?
Cordialmente,
Arch. Lanfranco Viola,
Titolare dell’Hotel Ripagrande.
info@ferrarahotelripagrande.it





